ANALISI l'intervista

Raiffesen punta sul Sri. Ma l’Italia è tiepida

Intervista a Rainer Schnabl, amministratore delegato del gruppo austriaco che ha fatto dell’investimento sostenibile uno dei suoi cavalli di battaglia

Lo scorso ottobre Raiffesen Capital Management ha scelto di ampliare decisamente la sua offerta di fondi di investimento sostenibili. Al primo fondo "storico" (Raiffeisen Azionario Etico, oggi rinominato Raiffesen Azionario Sostenibile) si sono aggiunti due nuovi fondi sostenibili, un bilanciato e uno a breve termine, dedicati sia agli investitori istituzionali sia al pubblico retail.

La messa a punto della nuova gamma fa seguito alla nomina di Wolfgang Pinner, un manager con una lunga esperienza nel settore, a chief investment officer per l'Sri.

La società di gestione austriaca, insomma, ha compiuto una scelta decisa verso questo approccio agli investimenti che però, come ci spiega Rainer Schnabl, amministratore delegato di Raiffesen Capital Management, in Italia sta ottenendo una risposta assai più tiepida rispetto a quella dell'Austria e di altri paesi europei.

Quale riscontro avete avuto finora dall'esperienza del primo fondo etico? Avete riscontrato differenze nel "gradimento" del pubblico tra Italia e Austria?
È piuttosto difficile confrontare Austria e Italia sul tema degli investimenti sostenibili, dal momento che abbiamo adottato misure diverse per la distribuzione di questi prodotti nei due paesi.

In Italia, Raiffeisen Capital Management non ha spinto in modo particolare questa tematica, anche perché è un mercato che non registra una forte domanda per tali prodotti. Certamente abbiamo riscontrato un certo interesse da parte degli investitori istituzionali, ma l'accoglienza dei fondi sostenibili è stata piuttosto contenuta rispetto all'Austria.

Al contrario, in Austria abbiamo registrato un notevole interesse da parte degli investitori anche nel segmento retail, tanto che in occasione di un recente evento dedicato a questo tema sono intervenuti 450 dei nostri clienti, contro una partecipazione media che si aggira intorno ai 60 clienti.

Quindi, l’interesse in Austria c’è e perfino le statistiche ufficiali mostrano alti tassi di crescita per gli investimenti sostenibili in tutto il mondo di lingua tedesca.

Le vostre ultime mosse indicano chiaramente l'interesse della società verso l'offerta di prodotti di investimento Sri: quali sono le motivazioni di questa scelta?
Come già detto, il comparto degli investimenti sostenibili è cresciuto rapidamente negli ultimi anni in Germania, Austria e Svizzera. Questa rapida crescita si è vista in particolare a partire dal 2008, forse perché molti investitori, dopo la crisi finanziaria, hanno iniziato a pensare in modo diverso. Nella sola Austria, il volume è cresciuto più di otto volte tra il 2008 e il 2013: da 0,78 miliardi a 6,61 miliardi di euro1.

In questa area geografica, l’interesse per un genere di investimento che va al di là di considerazioni di carattere finanziario a breve termine e che tiene conto degli aspetti sociali e ambientali, parte principalmente dagli investitori istituzionali, ma anche da un numero sempre maggiore di investitori retail. Ci è sembrato naturale seguire questa tendenza nella domanda, soprattutto perché seguire un approccio che tiene conto di aspetti economici, ambientali e sociali si integra perfettamente con i valori fondamentali del gruppo Raiffeisen.

In Italia il mercato degli investimenti sostenibili cresce ma, anche secondo gli ultimi dati Eurosif, resta appannaggio quasi esclusivo degli investitori istituzionali: crede che la scelta di investire secondo criteri di sostenibilità possa affermarsi anche tra i risparmiatori retail?
Guardando l'Italia in particolare, gli investimenti sostenibili svolgono un ruolo subordinato nel segmento retail, che ancora non ha raggiunto una vera consapevolezza del valore di questi prodotti. Da un lato questo può spiegare il motivo per cui le società di gestione in Italia non hanno avuto finora un grosso successo nella vendita di questi prodotti. Questo però le ha anche spinte a non concentrare i propri sforzi nella promozione degli investimenti sostenibili.

In Italia, in sintesi, contrariamente a paesi come Germania e Austria, il tema degli investimenti sostenibili non è stato messo ancora veramente sul piatto, e al momento la situazione non sembra destinata a cambiare per i prossimi anni.

La mia personale sensazione è che da parte delle Sgr che operano sul mercato italiano (domestiche o estere) vi sia poca convinzione nel proporre i prodotti che una volta si chiamavano etici e ora sostenibili: molti li offrono nella loro gamma, ma sembrano riluttanti a puntare su di essi: condividete questa impressione? Raiffesen può essere una virtuosa eccezione?
Raiffeisen Capital Management ha un chiaro impegno a questa asset class. Attraverso la creazione di un team di gestione che si concentra principalmente sugli investimenti sostenibili, la società ha preso una posizione più forte in questo campo già l'anno scorso. Noi siamo tra i firmatari dei Principi per l’Investimento Responsabile supportato dalle Nazioni Unite (Un-Pri) e di recente siamo usciti dalle attività legate alle commodity agricole, dato che si tratta di un settore piuttosto controverso. Oggi stiamo invece uscendo gradualmente dal settore delle “armi vietate”.

In Austria la domanda da parte degli investitori per i prodotti sostenibili è molto forte, di conseguenza stiamo lavorando molto su questo segmento. L’Italia invece è in ritardo in questo senso, in quanto vi è scarso interesse per investimenti sostenibili, in particolare tra gli investitori retail. Naturalmente, anche questo ha un impatto sulla domanda e sulla promozione di questo tipo di fondi nel paese.


1 Fonte: Forum Nachhaltige Financial investments (FNG), Market report Nachhaltige Financial investments 2014

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