ANALISI l'intervista

Fondi Sri: un approccio positivo ai temi ambientali e sociali

Jens Peers, responsabile investimenti di Mirova, spiega il nuovo modello degli investimenti sostenibili. E la crescente importanza dell’azionariato attivo

Un mercato che cresce anche se ad un ritmo ancora contenuto rispetto alle sue potenzialità a causa di una visione di breve termine da parte degli investitori. Ma i segnali di un cambiamento ormai vicino sono evidenti: a partire dall’aumento della domanda per prodotti percepiti come “alternativi” e più sostenibili rispetto a quelli tradizionali, ai criteri con cui i fondi Sri vengono costruiti e poi gestiti.

Parola di Jens Peers, responsabile investimenti di Mirova, secondo maggiore gestore in Europa di investimenti socialmente responsabili e dedicati al social business. Parte del gruppo mondiale Natixis Global Asset Management, la società distribuisce oggi in Italia sette fondi, due obbligazionari e cinque azionari.

Come stanno cambiando gli investimenti su temi legati alla sostenibilità  in Italia e in Europa?
Nell’ultimo anno, oltre ai mercati tradizionali quali i Paesi Bassi, la Norvegia, la Francia, anche in Spagna e in Italia si sono registrati  buoni risultati  in termini di aumento della domanda. In questo momento è in atto un’evoluzione importante in termini di criteri di selezione con cui in generale i prodotti Sri vengano costruiti. Per quanto questo concetto sia di fatto suscettibile di più definizioni, fino ad oggi, almeno in Italia, venivano definiti come socialmente responsabili tali tutti quei fondi che escludevano determinati tipi di attività, tra cui il gioco, la produzione di armi e altro ancora.

Oggi invece notiamo che tale approccio, prevalente in una fase iniziale dello sviluppo dei fondi Sri, sta finalmente lasciando spazio a un altro tipo di selezione. Ciò sta avvenendo perché è emersa in modo evidente la sua scarsa efficacia in termini di performance. Alcuni gestori hanno iniziato ad applicare il criterio “best in class”: in pratica non vengono esclusi a priori determinati settori ma si attribuisce un punteggio alle aziende di ciascun settore sulla base di determinati criteri, per esempio le loro policy ambientali, e si investe nelle società con i punteggi più elevati. Tuttavia anche questo approccio non si è rivelato vincente perché portava a sovrappesare o a sottostimare significativamente alcuni settori influendo sul profilo di rischio delle strategie.

Qual è allora l’approccio verso cui il mercato sta guardando in prospettiva?
Più recentemente sono stati introdotti approcci di tipo “positivo”, che puntano a includere e non a escludere. Si cerca di individuare le opportunità legate a fattori ambientali e sociali. Da qui, la nascita dei fondi tematici che investono in società attive in settori direttamente collegati a tematiche specifiche (acqua, energie alternative, agricoltura, ecc) con l’intento di determinare un impatto positivo sullo sviluppo quei settori secondo le logiche dell’impact investing.

Molti investitori inoltre stanno modificando la percezione del loro ruolo in quanto tale: investire significa anche assumersi delle responsabilità. Ad ogni responsabilità corrisponde un “potere”: nel caso degli investitori tale potere è quello di poter influenzare le decisione della società in cui si sta investendo in quanto azionisti. E’ in questo contesto che si stanno affermando quell’insieme di attività che va sotto l’ambito del “voting & engagement”, ovvero dell’azionariato attivo.

Che cosa significa per un player come voi seguire strategie di azionariato attivo?
Per noi significa intervenire direttamente sull’attività del management votando a favore o contro determinate iniziative ma anche promuovendole secondo un approccio proattivo. Mirova ha al proprio interno un team dedicato a questa attività e la esercita trasversalmente in tutte le società di cui è azionista.

Quali sono attualmente i processi di selezione adottati per i fondi distribuiti in Italia?
Per quanto riguarda i fondi di investimento, Mirova applica il criterio positivo di inclusione, sulla base dei criteri Esg definiti dai protocolli dell’Unione Europea. Vi è una domanda crescente di integrazione di questi criteri nei processi d’investimento anche per motivi di trasparenza. Ovviamente i processi d’investimento sono in parte differenziati per i prodotti azionari e obbligazionari.

Per gli investimenti azionari, selezioniamo società orientate alla sostenibilità nel lungo periodo, anche contribuendo in modo positivo alla crescita mondiale. Intendiamo il concetto di sostenibilità in senso ampio non solo per quanto riguarda l’ambiente ma anche la governance, il bilancio, la gestione delle risorse umane...

Cerchiamo di valutare le modalità con cui queste società gestiscono il rischio, inteso in senso lato ovvero ambientale, legale, sociale. Solo le società che hanno un buon track record nella gestione di questi rischi rientrano nell’universo investibile. Ed esercitiamo in modo attivo il diritto di voto.

Negli investimenti obbligazionari invece il maggior focus è sulla gestione del rischio e sulla ricerca delle opportunità. Stiamo dedicando grande attenzione ai green bond, cioè nelle emissioni i cui proventi sono utilizzati per finanziare progetti specifici legati all’ambiente. La qualità del progetto viene valutata non solo all’inizio ma anche lungo tutto il suo sviluppo attraverso report periodici.

Su quale tipologia di prodotto Sri siete più ottimisti per il futuro?
I temi di maggiore interesse nel prossimo futuro saranno quelli legati all’acqua, all’agricoltura e all’energia. Secondo noi saranno i più interessanti perché presentano buoni track record, tendono a rivelarsi investimenti più “difensivi” rispetto al mercato in generale e sono temi relativamente semplici da capire anche da un pubblico di investitori privati non esperti.

Sulla parte bond, sono molto ottimista sui green bond. Mirova punta a inserire almeno il 15% di green bond in tutti i portafogli obbligazionari, ma abbiamo intenzione di aumentare tale percentuale in futuro.

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