Unipol EOS - le polizze catastrofali

Cambiamenti climatici e nuovi rischi

Siccità e alluvioni, eventi meteorologici estremi, mutazioni nelle catene alimentari e diffusione di nuove malattie, milioni di profughi del clima… Sempre più spesso ci si trova a fare i conti con le conseguenze del “climate change”. Ma le assicurazioni possono giocare un ruolo chiave

 

Da molti anni ormai, e con sempre maggiore evidenza scientifica, il nostro pianeta è alle prese con gli effetti prodotti dai cambiamenti del clima che avvengono lentamente, ma che impattano sul benessere delle persone e sulla possibilità di crescita dei Paesi. Estati sempre più calde, ondate di calore fuori stagione, piogge torrenziali e alluvioni, eventi meteorologici estremi più frequenti e intensi, cambiamenti di habitat di piante e animali con impatti sulla catena alimentare e sulla diffusione delle malattie, sono solo alcuni esempi di questo fenomeno. Si tratta di una dinamica destinata a produrre conseguenze e danni assai rilevanti sul piano economico e sociale, così come sulla vita delle persone, delle imprese e delle nazioni. In questo contesto le assicurazioni giocano un ruolo chiave nel processo di adattamento al cambiamento climatico.

Il ruolo del settore assicurativo
A fronte di una crescente domanda di protezione dai rischi legati ai cambiamenti climatici, il mondo assicurativo sta rispondendo sia con la costruzione e ideazione di nuovi prodotti e servizi, sia ridefinendo il proprio approccio commerciale. In questo contesto, caratterizzato dall’emergere di nuove e più complesse fonti di rischio sia per le imprese che per le persone, il compito delle imprese assicurative diventa rilevante per la valutazione dei rischi e delle vulnerabilità, in stretta collaborazione con le istituzioni e la pubblica amministrazione, ma anche per individuarepolitiche di prevenzione, resilienza e intervento, al fine di accrescere la capacità di gestione dell’emergenza e recupero, diffondendo e incrementando competenze e conoscenze dei rischi presso gli imprenditori e i cittadini.

Un grande impatto sull’Italia
Stimare il costo dei possibili futuri danni diretti e indiretti di disastri imputabili ai cambiamenti climatici è molto complesso e l’Italia rappresenta una delle aree europee più vulnerabili agli impatti attesi dei cambiamenti climatici. Come in Europa, ancor più nel nostro Paese questi rischiano di amplificare le differenze regionali in termini di qualità e disponibilità delle risorse naturali. In generale nel nostro Paese si riscontra una diminuzione degli eventi di precipitazione di bassa intensità e l’aumento degli eventi più intensi in alcune regioni settentrionali. Le proiezioni dei modelli climatici indicano che gli eventi estremi di temperatura e di precipitazione potranno diventare più intensi e frequenti durante il resto del 20° secolo.

Alcuni studi stimano che in uno scenario di aumento della temperatura media globale superficiale entro il 2050 di circa 0,93°C rispetto al valore attuale, i danni provocati dai cambiamenti climatici potrebbero essere pari allo 0,12-0,16% del Pil mondiale. E con un aumento della temperatura media superficiale pari a 1,2°C i danni economici potrebbero ammontare fino allo 0,2% del Pil. Applicati all'Italia, questi numeri implicano un impatto negativo sul Pil tricolore per diversi miliardi di euro.

I costi sociali
Nel calcolo dei danni derivanti dal cambiamento climatico non bisogna poi dimenticare di considerare tutti gli aspetti sociali degli impatti, per loro natura non quantificabili con la stessa precisione di quelli legati alla produzione di beni e servizi da parte delle imprese. Si pensi ad esempio al deterioramento delle condizioni di salute per l’uomo e all’incremento di mortalità, ma anche all'interruzione di servizi essenziali e ad eventuali spostamenti forzati delle popolazioni dalle zone colpite. Tutte dinamiche con componenti non monetarie e sociali di difficile determinazione.

E secondo molti analisti, i danni economici sarebbero potenzialmente maggiori se fossero misurati in termini di conseguenze sulle possibilità di consumo delle famiglie, più che in termini di Pil.

Il posizionamento strategico delle assicurazioni in Italia
In Italia il modello tradizionale di gestione dei danni causati dagli eventi catastrofici, di natura esclusivamente pubblica, è già arrivato a un livello di tale insostenibilità economica che nel 2012, con il decreto legge 59, lo Stato dichiarava che non avrebbe più coperto le spese di ricostruzione.
Di fronte a questa situazione il settore assicurativo si sta organizzando per poter dare soluzioni a tutti i livelli: singoli cittadini, famiglie, mondo imprenditoriale. Senza dimenticare categorie particolare come i piccoli agricoltori e i lavoratori agricoli, tra i più colpiti dal cambiamento climatico.
Già nel 2010 l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sottolineava come “gli strumenti per il finanziamento ed il trasferimento del rischio, come i prodotti assicurativi, possono avere un ruolo fondamentale nella riduzione degli impatti economici dei rischi catastrofali”.

Coerentemente, l’Unione Europea nell’azione 8 della strategia comunitaria per l’adattamento ai cambiamenti climatici, pubblicata nel 2013, si è data l’obiettivo di diffondere prodotti assicurativi e prodotti finanziari in grado di aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici.

Tutto ciò ha portato in Italia, negli ultimi anni, alla maturazione di una consapevolezza sempre più diffusa sulla necessità di pensare a modelli di prevenzione e gestione delle catastrofi naturali condivisi tra pubblico e privato, che adottino meccanismi di natura assicurativa per gestire l’incertezza e gli ingenti risarcimenti.

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